Nutrizione della vite e corretta fermentazione del mosto

Al fine di garantire una buona qualità del vino è fondamentale che il processo di fermentazione svolto dai lieviti nel mosto sia quanto più completo possibile ed avvenga senza interruzioni. Uno dei fattori chiave nella fermentazione dei mosti è il contenuto di Azoto Prontamente Assimilabile dai lieviti (il cosiddetto APA). Una scarsa concentrazione nel mosto di APA rallenta la fermentazione (fino ad arrestarla nei casi più gravi) e causa la presenza di composti indesiderati nel vino con alterazione dannosa del suo profilo aromatico.

I lieviti, per svolgere con regolarità la fermentazione, necessitano di assimilare una quantità di azoto la cui soglia varia in funzione della varietà dell’uva. Ad esempio, secondo Lorenzini at al., il livello ottimale di APA nel mosto di Pinot nero deve essere superiore ai 200 mg/L, mentre valori inferiori a 140 mg/L mettono a rischio elevato l’andamento fermentativo.

Gli indicatori vegetali che determinano il contenuto di azoto nella foglia o l’indice di clorofilla danno una visione del metabolismo della coltura fino all’invaiatura ma non sono particolarmente utili per prevedere se l’azoto nel mosto sarà sufficiente, in quanto numerosi fattori biotici e abiotici possono frenare la nutrizione azotata nell’acino.

La valutazione precoce (all’invaiatura) dell’APA nel mosto è invece un metodo utile per pianificare una eventuale concimazione all’inizio del ciclo di maturazione dell’uva, diversi studi hanno verificato infatti che tale quantitativo in genere non ha variazioni apprezzabili con quanto riscontrato successivamente alla raccolta.

Una somministrazione di azoto assimilabile a invaiatura completa unita all’osservazione fisiologica della coltura (vigore, colore fogliare e fecondità delle gemme) è in ogni caso utile per individuare negli anni la strategia nutrizionale più efficace e per affinare le pratiche agronomiche.

L’importanza della concimazione azotata a invaiatura completa è comprovata da diversi studi (Mataffo at al. 2020, Canaura at al. 2018). Nello studio di Mataffo su vigneto (varietà Greco) situato nel sud Italia, sono stati testati due prodotti in diverse fasi fenologiche e in due anni consecutivi. Le diverse condizioni che hanno caratterizzato queste annate hanno determinato valori assoluti differenti (APA nel mosto molto più alta nel 2017 rispetto al 2016) ma i comportamenti relativi sono stati simili tra le tesi in oggetto.

I due prodotti utilizzati, applicati nella medesima quantità, contenevano entrambi azoto organico e minerale in diversa concentrazione: uno con maggior contenuto di azoto minerale (AN) e l’altro con maggior contenuto di azoto organico (AX).

I trattamenti compiuti a inizio invaiatura e in post-invaiatura non hanno portato a differenze significative rispetto al testimone non trattato, le applicazioni realizzate a invaiatura completa hanno invece dato risultati significativamente migliori in entrambi gli anni (maggior contenuto di APA presente nel mosto - figg.1).

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Figura 1a - 2016 - C = test non trattato; AX = 9% N tot; AN = 20% N tot. Lettere diverse sono significativamente diverse secondo il test di Duncan (p ≤ 0,05). Mataffo at al. 2020
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Figura 1b - 2017 - C = test non trattato; AX = 9% N tot; AN = 20% N tot. Lettere diverse sono significativamente diverse secondo il test di Duncan (p ≤ 0,05). Mataffo at al. 2020

In quest’ottica FCP Cerea propone l’utilizzo di due prodotti da applicarsi a partire dall’inizio invaiatura fino ad invaiatura completa al fine di aumentare l’APA del mosto ma anche per migliorare i processi di maturazione (incremento del grado brix) e l’accumulo di composti aromatici e fenolici delle uve.

  • GIOVE BIO (8.0.4): fertilizzante liquido con azione fitostimolante (ammesso in agricoltura biologica), completamente vegetale, caratterizzato da elevato contenuto in amminoacidi, betaine, azoto e potassio. La sua composizione lo rende rapidamente assimilabile dalla coltura, il prodotto contribuisce anche a ridurre gli stress abiotici e ad incrementare il grado brix dell’uva (il 22% è costituito da sostanza organica).

Dosaggio consigliato: due applicazioni (3-4 l/ha) una a metà invaiatura e una a invaiatura completa.

  • LEAF N-FAST (18.0.0): è un fertilizzante liquido composto da azoto ureico (rapido assorbimento), magnesio complessato con Ligninsolfonato e zolfo. L’azoto favorisce l’accumulo dell’APA, il magnesio contribuisce alla sintesi della clorofilla. La presenza del Ligninsolfonato (sostanze naturali di origine biologica) nella formulazione garantisce una migliore distribuzione sulle foglie, una maggiore resistenza al dilavamento ed evita la fitotossicità anche ad elevati dosaggi.

Dosaggio consigliato: due applicazioni (5-10 l/ha) una a inizio invaiatura e una a invaiatura completa.

È partito As~pró, il progetto promosso da CEREA FCP che mira a innovare l’agrumicoltura italiana

Si è svolto il 30 maggio presso la sala Oranfresh di Catania il primo evento che ha visto la partecipazione di relatori di prestigio e la presenza di numerosi addetti al settore

Come suggerito dal nome, l’evento nasce dalla volontà di avviare una progettualità che – partendo dalla Sicilia e da alcune colture – mira a promuovere e diffondere l’innovazione in agrumicoltura.

Insieme a CEREA FCP si sono ritrovati Enti di Ricerca e Sviluppo siciliani, ricercatori europei e agricoltori per condividere conoscenze ed esperienze al fine di proporre non solo nuovi spunti di ricerca o fare divulgazione scientifica, ma anche fornire soluzioni concrete e innovative per coloro che devono operare in campo.

Si premette che l’evento è stato seguito anche via streaming e a breve si fornirà on line la possibilità di rivederlo.

Ad aprire il convegno è stata Federica Argentati, Presidente del Distretto agrumi di Sicilia, che ha svolto con sapienza il ruolo di moderatore introducendo i relatori sulle varie tematiche affrontate: portainnesti, clorosi ferrica, aspetti produttivi e impatti fitosanitari

Riguardo ai portainnesti Alberto Continella, Professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree UNI Catania, ha presentato i risultati di alcune ricerche relative alle diverse tolleranze ai patogeni e alle differenti potenzialità produttive sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo.

In streaming dalla Spagna sono quindi intervenute María Á. Forner Giner e Mary-Rus Martínez Cuenca del Centro di Produzione Agrumi e Piante dell’Istituto Valenciano di Ricerca Agricola (IVIA), per illustrare l’importante ruolo che il ferro svolge negli agrumi e come viene assorbito. Infine, si è parlato approfonditamente di clorosi ferrica, molto diffusa negli areali mediterranei, per comprenderne i motivi scatenanti e cosa comporta a livello di rese produttive.

Giuseppe Ciuffreda, Responsabile Ricerca e Sviluppo e Agronomia di CEREA FCP, ha quindi mostrato in maniera semplice, nonostante la complessità e l’ampiezza della materia, i vantaggi derivanti dall’impiego delle nanotecnologie nelle tecniche di contrasto alla carenza di ferro, che sono in linea con la strategia europea “Farm to Fork” e la sostenibilità ambientale.
CEREA FCP già da alcuni anni sta infatti testando in Sicilia  Nano.T® Fe, un nuovo prodotto nanotecnologico, attivo ad ampio range di pH, efficace a bassi dosaggi, completamente biodegradabile e utilizzabile anche durante il giorno in fertirrigazione. Se si considera inoltre che il prodotto non precipita e favorisce l’acidificazione della rizosfera tutto questo lo rende vincente rispetto ai più tradizionali prodotti chelanti.  Accanto a questo, come sottolineato in chiusura da Ciuffreda, CEREA FCP sta ulteriormente affinando le tecniche di applicazione mediante la sperimentazione nelle proprie serre su diversi portinnesti.

Antonino F. Catara, Responsabile scientifico progetto SIRPA, è intervenuto sulla gestione degli organismi patogeni sistemici degli agrumi. Nel corso dell’intervento sono emersi, tra le altre cose, i probabili benefici dovuti all’uso dei nanofertilizzanti (non solo a base di ferro ma anche di altri elementi, tema sul quale CEREA FCP sta già lavorando) per mitigare le malattie degli agrumi da organismi patogeni floematici;  tutto questo grazie soprattutto al rilascio lento e costante di nutrienti, a una maggiore biodisponibilità (superficie specifica, dimensioni, reattività), alla riduzione delle perdite di nutrienti e a una maggiore resistenza indotta verso stress biotici e abiotici, aspetti che favoriscono il rispetto dell’ambiente e inducono a produzioni di qualità.

Infine, Giancarlo Roccuzzo, ricercatore presso il CREA di Acireale, ha parlato di agroecologia per prevenire le microcarenze. Si sono quindi illustrate tecniche per il riciclo dei residui organici e più in generale per incrementare la sostanza organica.

A chiusura dell’evento la D.ssa Argentati ha proposto di creare un laboratorio permanente per fare rete fra i vari soggetti interessati insieme agli agricoltori, questo consentirebbe di mettere a confronto le tecniche più innovative e promettenti favorendone un più rapido sviluppo e soprattutto una più puntuale e capillare divulgazione alle aziende produttrici.

Sulla base di tutti questi presupposti il progetto As-prò continuerà con altri appuntamenti per rendere la filiera degli agrumi sempre più influente e redditizia.

VI TERREMO AGGIORNATI !!!

(segue il video con le interviste ai relatori)

As-pró – Innovazione in agrumicoltura: portinnesti degli agrumi e clorosi ferrica, aspetti produttivi e impatti fitosanitari

As-pró è un progetto che nasce dalla collaborazione di FCP Cerea con enti di Ricerca e Sviluppo siciliani, ricercatori europei e agricoltori. Il nome vuole richiamare da un lato una delle principali caratteristiche degli agrumi, dall’altro contiene al suo interno il suffisso PRO che pone particolare attenzione ai concetti di:

  • innovazione
  • progettualità

con l’obiettivo di guardare sempre più avanti nello spazio e nel tempo.

As-pró è dunque l’unione dei due punti di partenza di questo evento che, concentrandosi su alcune delle colture simbolo della Sicilia, punta a promuovere e diffondere l’innovazione nel settore.

Nel primo incontro del 30 Maggio si porrà particolare attenzione alle problematiche legate alla clorosi ferrica.

La sintomatologia della carenza di ferro nelle piante è generalmente causata da una scarsa presenza di ferro assimilabile nel terreno. In questo caso si parla di carenza indotta poiché i fattori che la influenzano sono:

  • terreni particolarmente calcarei
  • pH
  • suscettibilità del portinnesto

Gli areali mediterranei sono particolarmente interessati da questo fenomeno, date le caratteristiche dei suoli, e di conseguenza lo sono i due principali produttori di agrumi in Europa: Italia e Spagna.
Le superfici coltivate in Italia e Spagna sono approssimativamente di 150.000 e 300.000 ha su 500.000 ha dell’intero continente (dati FAO 2020).
In Italia la regione più interessata è la Sicilia con i suoi 81000 ettari (dati ISTAT 2021) pari al 58% di quanto coltivato sul territorio nazionale seguita dalla Calabria con 37000 ettari circa.

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dati FAO 2020 espressi in migliaia di ettari considerando arance, limoni, lime, mandarini e clementine
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dati ISTAT 2021 considerando arance, limoni, lime, mandarini e clementine

Per questo motivo il primo appuntamento di As-pró sarà presso la sala Conferenze Oranfresh di Catania, lunedì 30 maggio a partire dalle ore 16:00; durante il convegno co-organizzato con Fruit Communication e l'Ordine degli Agronomi di Sicilia, interverranno i partner del progetto presentando le ultime novità per contrastare la patologia e migliorare le rese produttive.

La clorosi ferrica è un’avversità dal forte impatto economico perché incide negativamente:

  • sul ciclo vita dell’albero
  • sul numero dei frutti e la loro dimensione
  • sulla qualità dei frutti e sul loro aspetto

Il ferro svolge un ruolo sostanziale nella fotosintesi ed è per questo che la sintomatologia della carenza di ferro negli agrumi si manifesta principalmente nelle foglie che perdono il loro colore verde brillante evolvendo in sfumature che vanno dal verde chiaro al giallo paglierino a seconda della gravità della malattia (ingiallimento fogliare). La carenza di ferro influisce anche sullo sviluppo e la crescita dei nuovi organi vegetali: in questo caso a seconda della gravità si può giungere a una defogliazione prematura dei germogli fino alla loro morte oppure ad una crescita stentata dell’apparato radicale.

Gli agrumi fanno parte di un gruppo di piante efficienti che in condizioni di carenza di ferro hanno sviluppato meccanismi adattativi per aumentare sia l'assorbimento che la capacità di trasporto di tale elemento.
La strategia di difesa adottata dall’uomo deve quindi tenere conto di questi meccanismi e agevolarli nel loro espletamento da parte della pianta.

La conoscenza delle caratteristiche fisico-chimiche del terreno e le buone pratiche agricole sono sempre consigliate, in particolare quelle atte a mantenere una corretta struttura del suolo e una congrua quantità di sostanza organica, ma la scelta di portainnesti innovativi e l’utilizzo di opportuni prodotti nutrienti fa la differenza nel contenimento della malattia.

FCP Cerea sta testando con successo in Sicilia un nuovo prodotto nanotecnologico Nano.T® Fe, e sta individuando, anche mediante la sperimentazione nelle proprie serre su diversi portainnesti, le strategie più efficaci per contrastare la clorosi ferrica.

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Prove in serra FCP su portainnesti di limone
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Prove in serra FCP su portainnesti di arancio

La nanotecnologia rappresenta un approccio innovativo in quanto il prodotto, grazie alle sue piccolissime dimensioni (<100 nm), non precipita in forme non solubili e garantisce una maggiore area di contatto con le radici rispetto ai prodotti tradizionali. La natura acida di Nano.t Fe (pH 1,3) favorisce anche l’acidificazione della rizosfera che è essenziale per l’assorbimento dei nutrienti. Il prodotto è inoltre completamente degradabile, non soggetto a lisciviazione e a rilascio controllato in funzione delle esigenze della pianta poiché è trattenuto dalle particelle solide del suolo. L’evento del 30 maggio sarà dunque l’occasione per ascoltare alcuni dei maggiori esperti in agrumicoltura, approfondire gli aspetti tecnici e migliorare sostanzialmente le rese produttive.

Nano.T® per combattere la clorosi ferrica nelle colture arboree

Terreni calcarei, pH e concimazioni a base di ferro non adeguate, sono le principali cause della clorosi ferrica

La clorofilla è un pigmento naturale presente principalmente nelle foglie che svolge un processo fondamentale per la vita sulla terra: la fotosintesi. Azoto, magnesio e ferro sono i nutrienti principali di cui la pianta ha bisogno per sintetizzare clorofilla.

Il ferro è quindi un microlemento indispensabile che spesso viene trascurato dagli agricoltori nella concimazione. È un elemento che si muove poco all'interno dei tessuti vegetali ed è per questo che la sintomatologia di carenza di ferro si presenta nelle foglie giovani, con colore giallo (clorotici), dimostrazione di una mancata sintesi della clorofilla (verde) e di conseguenza scarsa attività fotosintetica. I terreni agricoli sono ricchi di ferro, ma la forma assimilabile dalle piante, ovvero quella solubile, è molto bassa.

La clorosi ferrica è una problematica abbastanza diffusa, specialmente nelle colture arboree caratterizzate da un ciclo pluriennale e da oggettive limitazioni nell'immagazzinare la giusta quantità di ferro al loro interno.

La scarsa disponibilità di ferro assimilabile nel terreno è la principale causa della carenza, questa tipologia di clorosi viene definita clorosi indotta in quanto le alte concentrazioni di calcare attivo e il pH elevato bloccano il ferro (precipitazione di sali a base di ferro) e limitando fortemente la disponibilità alle piante. Le colture arboree italiane (vite, agrumi, kiwi, drupacee...) sono generalmente impiantente in terreni agricoli ricchi di calcare e con pH elevato (maggiore di 8,0).

Per compensare questa criticità ci sono diversi aspetti da prendere in considerazione:

  • scelta di un portinnesto tollerante alle alte concentrazioni di calcare;
  • impiego di fertilizzanti a base di ferro;
  • gestione dell'irrigazione, in quanto l'acqua irrigua porta in soluzione carbonati e bicarbonati rendendoli attivi e inibenti nei confronti dell'assorbimento del ferro.

Il punto che permette maggiori possibilità di manovra è un'adeguata pianificazione della concimazione a base di ferro.

Nano.T® Fe grazie alla sua innovativa formulazione brevettata, consente di aumentare l'efficacia di assorbimento del ferro in quanto il fosfato-ferrico presente al suo interno e le piccolissime dimensioni (<100nm) forma complessi che proteggono il microelemento nei confronti dei carbonati e altri sali inorganici presenti nel terreno.

Applicando Nano.T® Fe in fertirrigazione, questo rimane nel terreno, si muove per flusso di massa e in prossimità delle radici evitando precipitazioni, e consente alla pianta di assorbire il ferro con effetti anche di lunga durata. Questo garantisce un effetto nutritivo e di prevenzione della clorosi dato che il ferro non utilizzato dalla pianta rimane comunque a disposizione arricchendo i terreni.

Nutrizione uva da tavola | Webinar

Gestire in modo corretto vigneti per uva da tavola

Nel webinar che si terrà il 21 febbraio 2022 alle ore 15:30 organizzato assieme a Fruit communication, si toccheranno diversi punti di interesse:

  • Ottimizzazione della nutrizione
  • Gestione delle fisiopatie
  • Irrigazione

Una corretta nutrizione dell’uva da tavola è un requisito fondamentale per garantire resa e qualità che rispecchino le esigenze del mercato. Creare un piano ci concimazione adeguato, evitando principalmente problematiche legate alla clorosi ferrica, assieme alla corretta gestione del vigneto è ciò che andremo ad approfondire.

Scoprirete la nostra tecnologia brevettata che consente di operare in maniera precisa e rispettosa dell’ambiente permettendo di lavorare a bassi dosaggi, contrastando il problema della clorosi ferrica. Il nostro agronomo Giuseppe Ciuffreda, illustrerà Nano.T® e tutte le sue caratteristiche che lo rendono un prodotto unico nell’ambito della nutrizione vegetale.

 

Per seguire il webinar iscriviti qui

Il fosforo: disponibilità e assorbimento

Il fosforo è un elemento essenziale per la pianta e la sua carenza può provocare gravi conseguenze nella sua crescita e produttività. Inoltre, il fosforo è caratterizzato da scarsa mobilità nel suolo e da una bassa efficienza d’uso. Alla luce di queste sue peculiarità è fondamentale un corretto apporto non solo nel tratto esplorato dalle radici ma, anche, nella fase fenologica in cui il suo assorbimento è più importante.

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Figura 1: Effetto del P nella fisiologia e la crescita delle piante (de Bang et al. 2020)

Inoltre, il fosforo svolge funzioni fondamentali per la corretta crescita e sviluppo delle piante:

  • favorisce la radicazione, rende la pianta più resistente alle malattie e meno suscettibile all’allettamento
  • si concentra nei tessuti giovani della pianta, è importante per il metabolismo energetico e nelle reazioni di sintesi, demolizione e trasformazione
  • è estremamente importante nella fioritura e interviene in processi fondamentali del metabolismo
  • favorisce la maturazione dei frutti e migliora la qualità

Solubilità, assorbimento e retrogradazione del fosforo

Oltre alla sua bassissima mobilità, la solubilità del fosforo e quindi, il suo assorbimento, dipende dal pH del terreno. La solubilità è massima nei suoli tendenzialmente neutri, mentre in quelli acidi o basici va incontro a fenomeni di insolubilizzazione (retrogradazione del fosforo).

Mediante diverse trasformazioni chimiche, fisiche e biologiche e grazie alla capacità solubilizzante delle radici, i composti contenenti fosforo liberano ioni HPO42- disponibili per le piante, anche se lo ione H2PO4- è quello più assimilabile per le radici. Tuttavia, è da considerare che il rapporto fra i due ioni è determinato dal pH del terreno, perciò a pH inferiore a 7 prevale lo ione HPO42-, mentre a pH maggiore di 7 prevale lo ione H2PO4-.

In terreni sfavorevoli per la solubilità del fosforo, questo elemento può subire fenomeni di retrogradazione che impediscono il suo assorbimento da parte della pianta:

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Figura 2: pH e disponibilità del P
  • disciolto nell’acqua viene trattenuto dai colloidi
  • nei terreni acidi forma complessi insolubili con ferro e alluminio formando fosfati di Fe e Al
  • in terreni calcarei si forma il fosfato tricalcico, completamente insolubile

L’importanza della concimazione fosfatica

Nei periodi di maggior sviluppo della pianta il contenuto di fosforo presente nella soluzione circolante del terreno è inferiore al fabbisogno giornaliero, pertanto, è necessaria una reintegrazione del nutriente con una concimazione.

In media solo il 10-20% del fosforo apportato al terreno con la concimazione è assorbito dalle piante. Per questo motivo è consigliabile localizzarlo in prossimità delle radici. Inoltre, essendo soggetto a reazioni di precipitazione (fosfati di calcio, magnesio, ferro ecc.) può subire perdite per ruscellamento superficiale o accumularsi nei corpi d’acqua (problema della eutrofizzazione dei fiumi, laghi e mare).

Per questo è fondamentale utilizzare fertilizzanti contenenti fosforo di qualità e altamente solubile. Inoltre, se dotati di acidi umici, si aumenta l’efficienza di assorbimento del fosforo grazie alla formazione di composti umo-fosfati.

In questo senso, una concimazione a base di fertilizzanti granulari della famiglia Active e Active Premium garantisce l’apporto di fosforo solubile. Mentre, quelli della famiglia Fert e Fert Premium, tutti formulati organo minerali, oltre ad una elevata qualità del fosforo solubile sono caratterizzati dalla presenza di estratti umici che durante il processo di granulazione si legano con fosforo proteggendolo dai processi di retrogradazione.

L’apporto di fosforo di qualità, tramite la concimazione, e il suo assorbimento sono requisiti fondamentali per favorire una buona radicazione, ridurre la suscettibilità della pianta alle malattie e permettere un corretto sviluppo vegetale. La concimazione fosfatica, quindi, contribuisce a migliorare l’aspetto esteriore e il valore delle produzioni vegetali aumentando la qualità e la quantità della resa finale.

Miglioramento nutrizionale di frutta e verdura: la biofortificazione agronomica

Una dieta disordinata e l’acquisto di cibo di bassa qualità, con un livello nutrizionale scadente, hanno portato, negli ultimi anni, a problemi di malnutrizione. Questa dieta, a basso contenuto di micronutrienti e vitamine, sta comportando, infatti, un aumento di problemi di salute quali anemia e carenze nutrizionali. 

Aumentare il valore nutraceutico dei vegetali è una sfida particolarmente importante nei paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli industrializzati. Questo progresso potrebbe rappresentare un valore aggiunto per l’agricoltura, favorendo una maggiore competitività dei prodotti sul mercato e garantendo un’alimentazione più salutare e completa ai consumatori.

Gli alimenti funzionali

Come rispondere all’esigenza di produrre cibo di qualità a sostegno di una corretta alimentazione?
Attraverso lo sviluppo di tecniche particolari e specifiche, che mirano all’ottenimento di prodotti funzionali e più nutritivi.
Questi si possono suddividere in quattro categorie:

  • Alimento arricchito: aumento della percentuale di un nutriente naturalmente presente a un elemento processato/trasformato
  • Alimento supplementato: aggiunta di un nutriente non presente naturalmente a un elemento processato/trasformato 
  • Alimento fortificato: aggiunta di sali minerali e/o vitamine a un elemento processato/trasformato 
  • Alimento biofortificato: aggiunta di minerali e/o vitamine durante il ciclo vegeto-produttivo attraverso un intervento agronomico, prima ancora che si possa parlare di alimento.

Tra queste quattro vie, la biofortificazione agronomica è l’unica che ci permette di intervenire direttamente sulla pianta, garantendo in modo naturale frutta e verdura con valori nutrizionali migliori.

La biofortificazione, quindi, utilizza tecniche agronomiche di concimazione non invasive con la finalità di ottenere cibi più salutari e aumentare la biodisponibilità dei nutrienti.

Il lavoro svolto da FCP Cerea

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FCP Cerea, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina dell’Università di Verona, ha messo a punto un metodo di biofortificazione agronomica che permette di incrementare, nelle piante trattate, i livelli di elementi nutritivi, importanti per la nutrizione umana.

Le attività svolte hanno quindi permesso di apprezzare, in condizioni di applicazione su scala reale, il metodo sviluppato e le sue grandi potenzialità.

La biofortificazione agronomica è l’esempio del nostro continuo impegno nel coltivare bene per mangiare meglio e rispecchia pienamente i nostri valori di Cooperativa di agricoltori per agricoltori.

Efficienza dei fertilizzanti: concimazione a richiesta delle colture

I fattori fondamentali da tenere in considerazione per ottenere rese produttive di alta qualità sono: 

  • le caratteristiche fisico-chimiche del terreno
  • le necessità nutritive delle diverse colture
  • il tempo e il momento di assorbimento dei nutrienti da parte della pianta. 

Sulla base di queste informazioni è possibile definire un piano di concimazione adatto a ogni coltura. Dopo aver definito il piano è fondamentale scegliere concimi di qualità e alta efficienza per dare valore aggiunto e ottenere raccolti soddisfacenti e sostenibili.

L’utilizzo di fertilizzanti convenzionali comporta una perdita di nutrienti per lisciviazione, volatilizzazione e retrogradazione (nel caso dell’azoto le perdite possono arrivare al 45%, mentre nel caso del fosforo e potassio fino al 75-80% a causa di processi di insolubilizzazione e fissazione nel terreno). Questa inefficienza porta a costi ambientali e riduce molto il potenziale produttivo delle colture

Inoltre, l’agricoltura intensiva e le rotazioni strette (stesse colture che si susseguono sullo stesso terreno per molti anni) causano una stanchezza del suolo, con conseguente riduzione della sostanza organica e flora microbica, fattori che riducono la fertilità fisica e biologica del terreno. Pertanto, sincronizzare la disponibilità degli elementi nutritivi a seconda delle esigenze della pianta, diventa fondamentale per il raggiungimento di produzioni elevate e di qualità.

Fertilizzanti efficienti

I fertilizzanti ad efficienza migliorata sono in grado di modulare il rilascio nel tempo dei nutrienti in essi contenuti. Questa capacità di rilascio graduale si può ottenere attraverso:

  • l’utilizzo di prodotti con formulazioni particolari come, per esempio, l’urea formaldeide e l’azoto organico: molecole a lento rilascio che richiedono l’ausilio di microrganismi per mineralizzare e rilasciare l’azoto
  • la ricopertura del granulo di concime con materiale impermeabile (barriera fisica)
  • la tecnologia NUECR4® a ritenzione cationica.

I fertilizzanti con tecnologia NUECR4®, ideati da Cerea FCP, sono dei concimi ad efficienza migliorata, che rispondono in maniera efficace alle esigenze delle colture, rilasciando i nutrienti in maniera controllata e continuativa. 

Grazie alla sua proprietà di ritenzione cationica, il concime con tecnologia NUECR4® una volta distribuito al suolo si idrata, l’azoto si solubilizza e sostituisce i cationi presenti nella molecola NUECR4® presente all’interno del granulo. In questo modo il rilascio dei cationi avviene in maniera graduale, dando alla pianta il tempo di utilizzare gli elementi a seconda delle sue necessità e in maniera efficiente.

La nostra gamma di efficienza nutritiva

All’interno della linea con tecnologia NUECR4® si trovano due prodotti con matrici diverse: 

  • Blurain, prodotto minerale con alto titolo di azoto e zolfo
  • Cereawin, un organo-minerale con azoto e carbonio di origine organica di alto valore nutrizionale.

Entrambi i prodotti hanno la capacità di scambiare e rilasciare i cationi a seconda delle necessità della pianta.

Per quanto riguarda altri formulati NPK minerali ad efficienza migliorata per l’azoto, nella gamma Cerea FCP troviamo:

  • Mastercote, un prodotto minerale con un 12% di urea ricoperta, che garantisce un rilascio controllato del nutriente
  • Control, formulato NPK complesso minerale, che contiene il 5% di urea formaldeide che favorisce un lento rilascio dell’azoto.

La tecnologia NUECR4® e le formulazioni specifiche a base di azoto sono le soluzioni ideali per una nutrizione mirata ed efficace. Migliorare l’efficienza dei fertilizzanti permette una corretta nutrizione delle colture, evitando perdita di nutrienti e un utilizzo elevato di concimi. Ciò garantisce una produzione ed un raccolto di qualità in maniera sostenibile.

Nano.T: la nanotecnologia al servizio dell’agricoltura

La nanotecnologia rappresenta l’ultima frontiera in ambito di innovazione tecnologica, ed è oggi impiegata in diversi settori produttivi: vernici, microprocessori, illuminazione, cosmesi, medico, batterie, ecc. Tra il 2001 e il 2013 gli Stati Uniti hanno investito oltre 18 miliardi di dollari lanciando il “National Nanotechnology Initiative” al fine di trasformare questa tecnologia in un volano di crescita economica.

In collaborazione con l’Università degli Studi di Verona, abbiamo applicato questa tecnologia innovativa alla nutrizione vegetale.

L’applicazione di questa avanzata tecnologia ci ha permesso di ottenere un brevetto e di realizzare così la gamma  Nano.T, fertilizzanti liquidi in sospensione colloidale a base di nutrienti in forma nano.

Cosa si intende per particelle in forma nano?

I nutrienti contenuti nei fertilizzanti Nano.T sono particelle solide con dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri (1 nanometro equivale a 1 miliardesimo di metro). Il vantaggio principale dei nanomateriali è la loro elevata superficie specifica (1 millilitro di sospensione acquosa di Nano.T contiene dai 57 ai 327 miliardi di particelle). L’elevata superficie specifica incrementa l’area di contatto del fertilizzante con la radice, migliora l’assorbimento dei nutrienti ed evita perdite nel terreno. Il risultato è un aumento nell’efficienza d’uso del fertilizzante, una nutrizione efficace e sostenibile

Nano.T: fertilizzanti smart, innovativi e sostenibili

Migliorare l’efficienza d’uso dei fertilizzanti è fondamentale per una nutrizione vegetale efficace e mirata. I fertilizzanti Nano.T sono: smart, innovativi e sostenibili.

  • Smart perché sono piccoli, mobili (si muovono facilmente e velocemente per flusso di massa) ed efficaci (elevata efficienza a bassi dosaggi)
  • Innovativi perché rappresentano un concetto di fertilizzanti diverso da quelli attualmente presenti sul mercato
  • Sostenibili perché non precipitano nel terreno, sono completamente biodegradabili e si applicano a dosaggi ridotti

La famiglia Nano.T

La linea di fertilizzanti Nano.T è composta da tre formulazioni: due a base di ferro e una completa di macronutrienti

Nano.T è un nuovo approccio alla nutrizione vegetale sostenibile rispetto ai prodotti convenzionali.

Per conoscere la gamma di fertilizzanti Nano.T e ricevere materiale esclusivo clicca il pulsante

L’orticoltura: un mercato da soddisfare

Un mercato sempre più esigente e la necessità di produrre cibo di qualità, fa sì che gli agricoltori devano avere a disposizione mezzi tecnici efficaci capaci di rispondere ad un consumo crescente senza compromettere la salute dei consumatori e dell’ambiente. 

L’importanza della produzione orticola-frutticola in Italia

Secondo i dati raccolti da Eurostat, l’Europa (28 paesi) nel 2018 ha prodotto circa il 12% della produzione mondiale di orto-frutta (47,9 milioni di tonnellate di frutta e 57,8 milioni di ortaggi). Spagna e Italia sono i maggiori produttori nel settore orticolo europeo (rispettivamente 9,8 e 6,9 milioni di tonnellate); questi due mercati rappresentano circa il 34% della produzione totale europea (46,8 milioni di tonnellate).

Sempre nel 2018 in UE, il pomodoro è l’ortaggio maggiormente prodotto (16,7 milioni di tonnellate), segue la cipolla (6,3 milioni) e la carota (5,3 milioni di tonnellate). Per quanto riguarda la frutta, la Spagna (14,2 ton) è sempre in testa, seguita da vicino dall’ l’Italia (10,5 ton) e dalla Polonia (5,84 ton) [1].

L’Italia, insieme alla Spagna, è il principale produttore ed esportatore di frutta e verdura in Europa. Grazie alla diversità climatica lungo tutto il Paese, presenta una ampia gamma di prodotti; altamente riconosciuta per la coltivazione tradizionale di mele e pere nelle zone con temperature moderate, è nota per essere grande produttore di drupacee oltre che di ortaggi di elevata qualità come pomodori e melanzane.

[1] Fonte European Statistics Handbook – FRUIT LOGISTICA 2019 consultato il 10/03/2021

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Tabella 1: sistemi aziendali di riferimento. Fonte Ismea

Negli ultimi anni (2014-2018) il nostro Paese ha prodotto fino a 10 milioni di tonnellate di frutta e 7 milioni di tonnellate di ortaggi. Un terzo della frutta e il 12% degli ortaggi sono destinati ogni anno all’export (Germania, Francia e l’Austria le principali destinazione). Il 15% della produzione degli ortaggi è destinato all’export internazionale. L’Italia, infatti, è il nono esportatore di ortaggi freschi, con 1,5 miliardi di euro raggiunti nel 2018 rappresentata da pomodori, insalate (particolarmente IV gamma) e brassicacee come colture principali.
(Fonte: elaborazione Ismea su dati UN-Comptrade ITC)

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Grafico 1: andamento della produzione (ton) e superfici (ha). Fonte Ismea su dati Istat
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Grafico 2: % produzione e superfici

Se consideriamo invece, il valore delle esportazioni degli ortaggi trasformati, l’Italia occupa il 4º posto con 2,2 miliardi di euro nel 2018 e un 2,4% di crescita annua tra il 2014 e il 2018. In questo caso i prodotti più rappresentativi sono le polpe e pelati (42%) e le passate e concentrati (29%).  Germania, Regno Unito, Francia, l’Usa e infine il Giappone sono i paesi in cui si concentra l’esportazione.
(Fonte UN-Comptrade ITC)

Cerea FCP per una orticoltura di qualità

La gamma di prodotti scelta per la produzione di ortaggi ingloba quattro grandi categorie: minerali e organo-minerali microgranulari, organo-minerali granulari, microelementi in polvere e liquidi e biostimolanti.

  • Power: la linea Power è caratterizzata da formulazioni in formato microgranulare (0,7-1,7 mm oppure 1-2 mm) di concimi minerali e organo-minerali. Questa famiglia offre un ampio range di prodotti utilizzabili sia in agricoltura biologica che convenzionale. La granulometria di questi prodotti permette il suo utilizzo durante la fase del trapianto direttamente in contatto con le piantine o, nel caso delle patate, in contatto con il seme o il tubero di partenza (tecnica starter) senza comportare fitotossicità. Permette inoltre, una riduzione nelle dosi e rispettare l’ambiente.
  • Fert e Fert Premium: gamma di prodotti organo-minerali in formato granulare contenenti matrici organiche di elevata qualità e alto valore nutrizionale. Contengono acidi umici che agiscono nel terreno aumentando la mobilizzazione e l’assorbimento degli elementi nutritivi. La sostanza organica presente in questa linea arricchisce il suolo e ne migliora la struttura. Inoltre, all’interno della linea Fert Premium, il potassio presente nella formulazione proviene da solfato, ideale per quelle colture sensibili alla presenza di cloro.
  • Reactive: questa famiglia è composta da prodotti liquidi e in polvere ideali sia per trattamenti in fertirrigazione sia in applicazioni fogliari. Caratterizzati dalla presenza di meso e microelementi, consentono di prevenire i danni dovuti a carenze nutritive e permettono una nutrizione equilibrata per le piante. Inoltre, alcuni dei prodotti presenti in questa linea, oltre ad essere ammessi in agricoltura biologica, contengono acidi carbossilici o acidi umici/fulvici che permettono di veicolare i nutrienti aumentando il loro assorbimento.
  • Futura: linea di prodotti liquidi contenente sostanze attive organiche ad azione stimolante. Attivano i processi fisiologici e di difesa naturali della pianta, favoriscono la crescita radicale aumentando di conseguenza l’assorbimento dei nutrienti e aiutano alla pianta ad affrontare situazioni di stress abiotico. I biostimolanti della famiglia Futura contengono amminoacidi, estratti di alghe e acidi umici/fulvici.

Le prove in campo su patata novella di Siracusa

In provincia di Siracusa si produce la Patata Novella di Siracusa, patata tipica siciliana che fa parte dei P.A.T. (prodotti alimentari tradizionali). Si tratta di una patata con una polpa a pasta gialla, buccia liscia e sottile e di colore giallo con una forma ovale-allungata di medio-grosse dimensioni. La resa media di questo prodotto è intorno a 330 qli/ha, cui ciclo produttivo va da novembre (semina) a marzo (raccolta).
Nel corso della campagna agraria 2019/2020 è stata svolta una prova in campo al fine di valutare due prodotti:

  • Super Power Extra micro-granulare della famiglia Power
  • StimUp un biostimolante della linea Futura.

Descrizione dei prodotti:

Super Power Extra, concime minerale NP complesso microgranulare (granulometria compresa tra 0,7-1,7 mm), è caratterizzato da un alto contenuto in fosforo solubile e un rapporto azoto (ammoniacale) fosforo 1:3.  Il prodotto si applica direttamente in fase di semina, a contatto diretto con il seme.
Inoltre, Super Power Extra contiene di Calcio, Boro, Ferro e Zinco, fondamentali nelle prime fasi di sviluppo della pianta.

StimUp è un bioattivatore della rizosfera a base di acidi umici e fulvici a basso peso molecolare. Agisce stimolando la produzione naturale delle sostanze ormonosimili, aumentando la divisione cellulare dei meristemi apicali e favorendo lo sviluppo radicale e la tuberificazione.

Materiali e metodi

  • Azienda in zona Porto Commerciale Augusta
  • Superficie: 1 ha
  • Epoca di semina: novembre 2019
  • Conducibilità elettrica e pH dell’acqua di irrigazione: 1800 µS/cm, pH 7.3
  • Durezza media dell’acqua: 120-150 ºF
  • Valore medio Na > 300 mg/l, valore medio bicarbonati > 200 mg/l

Trattamenti:
Tesi Cerea FCP:

  • Concimazione di base con organo-minerale ad alto titolo in fosforo
  • Concimazione localizzata nel solco di semina con Super Power Extra 40 kg/ha
  • StimUp alla semina dosi 100 ml/hl
  • StimUp fogliare 100 ml/ha in fase differenziazione dei tuberi (tuberificazione)

Testimone:

  • Concimazione di base con organo-minerale ad alto titolo in fosforo
  • Fertirrigazione con Splinker con l’uso di biostimolanti (alghe, acidi umici)

Al 21 di febbraio del 2020 sono statti rilevati i primi dati, mostrando i risultati sotto riportati:

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Tabella 2: risultati dati rilevati
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Figura 1: appezzamento protocollo Cerea FCP (foto 21/02/2020)
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Figura 2: appezzamento protocollo testimone (foto 21/02/2020)
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Figura 3: sviluppo radici della tesi Cerea FCP
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Figura 4: sviluppo radici testimone

Nella tesi Cerea FCP si è apprezzato un ottimo sviluppo radicale, con maggiore crescita di peli assorbenti oltre ad una quantità maggiore di tuberi (10 + 4) anche se il calibro e la pezzatura non erano del tutto omogenei. Per quanto riguarda invece all’apparato fogliare, nonostante i fenomeni di gelate mattutina subiti, si è sviluppato in modo ben equilibrato, con un portamento della pianta più globoso e compatto, una lamina fogliare spessa e di colore verde intenso e una sezione del fusto maggiore.

Nel caso del testimone, l’apparato radicale si è sviluppato bene anche se la presenza di peli assorbenti era minore ma i tuberi, bensì in quantità minore (9 + 1), erano uniformi e di pezzatura omogenea. Riguardo l’apparato fogliare si è osservato un ottimo sviluppo anche se la percentuale di foglie danneggiate per le gelate era leggermente maggiore rispetto alla tesi Cerea FCP. Anche la sezione del fusto presentava un minor sviluppo e il portamento della pianta era più aperto e meno compatto, con lamine fogliari di spessore normale e colorazione regolare.

In data 09/04/2020 è stata eseguita la raccolta. Anche in questa fase sono stati eseguiti dei rilievi (parcella di 10 m2) riportati nella tabella 3.

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Tabella 3: dati alla raccolta della tesi Cerea FCP e il testimone
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Figura 5: raccolto tesi Cerea FCP
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Figura 6: raccolto testimone

Conclusioni

I dati rilevati e le osservazioni fatte mostrano che le piante della tesi Cerea FCP, concimate alla semina con Super Power Extra e con StimUp, hanno avuto uno sviluppo maggiore dell’apparato radicale dando luogo ad una pianta grande e compatta. I tuberi alla raccolta hanno rilevato pesi maggiori e un’omogeneità di calibro. Anche se lo scarto è stato leggermente più alto rispetto al testimone, la resa per ettaro commercializzabile si è dimostrata molto più elevata grazie all’applicazione dello StimUp in fase di differenziazione dei tuberi, il che ha provocato un allungamento degli stessi consentendo di ridurre ulteriormente il tondello. Inoltre, la pianta ha sofferto meno lo stress delle gelate, mostrando un danno minore e una ripresa più veloce in confronto al testimone.

La prova evidenzia come una corretta concimazione alla semina (starter nel solco) e l’utilizzo di un prodotto biostimolante sullo sviluppo radicale promuove: una crescita omogenea, una maggiore resistenza della pianta, un aumento della differenziazione dei tuberi e una resa quali-quantitativa ad ettaro maggiore.